LA PORTA DEL SANTUARIO

La porta del Santuario è opera di Luigi Bombana, scultore moriano. Quassù a dire il vero, molto ci parla di lui: il capitello, dopo la curva che mena dritto al Santuario è opera sua. La statua della Madonna Addolorata pure. Suo è il disegno delle cancellate che danno accesso alla chiesa e furono eseguite in ferro battuto da quell'abile artigiano che fu Adelmo Zanotti da Villanuova. E il Portale anzidetto è libro ligneo che riporta a grandi tappe un po' della storia di Mori.

La parte superiore, fissa, che porta la scritta latina magistralmente scolpita, recita:

OB MULTA ET CREBRA BENEFICIA B. VERGINI ANNUNTIATAE PLEBS MURIANA GRATA.

Riporto in italiano: per i molti é ripetuti benefici della B. Vergine Annunziata - Il popolo di Mori grato. Le due porte mobili riquadrano tre pannelli ciascuna, scolpiti a bassorilievo. 

Ecco i sei pannelli scolpiti.

 

PRIMO PANNELLO

Reca la data 1556 e sta a significare 1 anno di costruzione della chiesa con annesso «romitorio» voluta dalla devozione del popolo di Mori.

La chiesa è rappresentata in mezzo a una folata di vento che sta a significare l'intemperie umana, banditesca e violenta dei baroni di Gresta che spadroneggiavano nella valle del Cameras.

 

SECONDO PANNELLO

Ancora nubi minacciose dominano la scena.

La stella, il raggio di sole discendente sopra il cannone infranto, sta a significare l'avvenimento salvifico di Mori. Cerchiamo di spiegare. Nel teatro Trentino recita ora il francese generale Vendome in guerra contro gli Imperiali di Leopoldo I. Dopo varie vicende che interessano anche Mori, il Vendo me vista la mala parata delle sue truppe, si ritira per la Valle del Sarca facendo dietro di sè terra bruciata. Fortunatamente i Francesi si ritirano per la valle di Loppio. Mori e Rovereto sono salve. E' il 5-8-1703 giorno della Madonna «AD NIVES». La consacrazione di questo giorno a festa votiva è fatta. E continua tutt'ora.

 

TERZO PANNELLO

Reca la data 1809. Una gran mano venerabile s'impone con forza in mezzo a baionette inastate. Ancora truppe Italo-Francesi stanno contrastando truppe Tirolesi di Andreas Hofer che scendono per la Vallagarina.

A Mori, gente straniera partigiana dei Tirolesi, suona a stormo le campane per incitare il popolo alla rivolta. I francesi subito accorsi dominano con le armi la situazione. Tre di costoro muoiono fucilati a ridosso della Canonica in piazza Cal di Ponte. Incattiviti i francesi, temono un'intesa con il nostro popolo e vogliono incendiare il paese.

Ma ecco l'Arciprete de Sardagna intercedere, rassicurare, pregare, imporsi con la mano e la parola.

Mori è salvo.

 

QUARTO PANNELLO

Sempre nuvole tempestose e qualche raggio di sole.

Due mani protese aspettano in grazia qual cosa ma la falce in un canto parla sempre di morte.

E' il colera.

Già si aggirava nei paesi vicini e vana fu la profilassi del tempo. Fare suffumigi, spargere cloro e aceto, recitare litanie davanti ai capitelli nelle pubbliche vie a nulla valse.

In un solo giorno vi furono 36 casi di morte e in due mesi i morti a Mori furono 225.

Ecco spiegato il numero sotto la piccola croce.

 

QUINTO PANNELLO

Questa è storia di ieri, dei nostri padri. Reca la data 1914-18.

Adesso le nuvole minacciose fanno addirittura' vortice. Non c'è nessuna fessura in cielo che immaginiamo vivido di azzurro.

Siamo su altre alture.

Per quattro anni i nostri cari saranno profughi nella Boemia e nella Moravia, sognando il paesello lontano.

Chi torna troverà le case sventrate, il campanile mozzo, la chiesa sfondata, reticolati e torciglioni puntuti levati al cielo a ostruire.

L'Italia in guerra con l'Austria ha vinto.

 

SESTO PANNELLO

E' storia dell'età nostra contemporanea.

Data 1940-45. Nel riquadro, sulla platea del cielo vola un aeroplano, simbolo di una nuova tecnologia, di un pensamento più sofisticato di concepire la guerra.

A migliaia passarono nel cielo della nostra valle distruggendo col rombo e con l'azione. I tedeschi che occupavano Mori guardavano perplessi verso la loro Terra, dove quelli uccelli migratori se ne andavano, preparando in anteprima un'antologia di macabri racconti futuri.

Non voglio fare il moralista, nè dare allegri e terribili giudizi. Le guerre, si sa, anche a distanza di anni, hanno le medesime conclusioni.

 

G.A. (El Campanò di San Giuseppe 1980)