Il Santuario di Montalbano

Raccolta su un terrazzo esposto sulla Valle del Cameras, alle pendici del monte Biaena, la singolare chiesa di Monte Albano cattura lo sguardo del viaggiatore per l’imponente orologio sulla facciata del romitorio rivolta a valle. Almeno cinque le vie di accesso percorribili a piedi, per salire al santuario dal sottostante paese di Mori e dalle diverse contrade; tra queste, la via più antica è quella che parte dal Zochel, oggi conosciuta come piazzetta C. Battisti. In una ventina di minuti, inerpicandosi tra le frate coltivate a vigneto, punteggiate da olivi e alberi di fico, si arriva ai piedi della scalinata che dà accesso al santuario. Una cancellata in ferro battuto racchiude il sagrato con la chiesa, il corto campanile romanico e il romitorio; vi si trova anche un pozzo, attivo fino al dopoguerra.

 Sul colle di Albano la presenza di un luogo di culto mariano era onorata fin dal 1279, come scrisse in una nota lo storico padre Giancrisostomo Topazi, che classificava "Santa Maria d'Albano" come una tra le chiese più antiche della Valle Lagarina. . Lo stesso inventario relativo al vicino castello di Albano, steso dal proprietario, Guglielmo Castelbarco di Lizzana nell’agosto 1413, riporta come uno dei confini del castello, il Lararium Albani [1], un’edicola religiosa o forse proprio la stessa cappella a cui si riferiva lo storico francescano.

 

La prima descrizione della chiesetta è contenuta negli atti visitali del 1581,  che ce la presentano “situata sotto un’altissima rupe, dove si vedono i ruderi di una rocca che una volta era là costruita”. Sullo sfondo del Zengio Rosso e dei ruderi di castel Albano, la chiesa accoglieva fin da allora numerosi fedeli, tanto che fu grazie alle loro offerte, oltre a un presumibile intervento dei signori di Castelbarco, che si riuscì ad ampliare la cappella nei muri perimetrali e a costruire l’arco santo. La chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria venne eretta e consacrata con permesso vescovile rilasciato l’8 luglio 1567.  Annesso alla chiesa c’era anche un romitorio, dove viveva un eremita in vita solitaria, a servizio della comunità di Mori.

 

Le occasioni di gratitudine verso la Beata Vergine hanno raccolto espressioni intense nell’arte che caratterizza la chiesa di Monte Albano. A ridosso dell’arco santo, vennero aggiunti i due altari laterali, uno dedicato a Sant’Antonio per iniziativa di don Domenico Rigotti (1652), distrutto durante la Prima guerra mondiale e riedificato nel 1928; l’altro dedicato a San Giuseppe, per volere del nobile Giuseppe Zanini del Sole (1695), ricostruito nel 1781 in marmo grazie al legato dell’eremita Fedrizzi. Barocco è lo stile che impronta la chiesa valorizzata dall’altare maggiore scolpito in marmi e stucchi, nel 1692, dal maestro lapicida moriano Domenico Rossi, detto il Manentino (1675-1694). La balaustra in marmo giallo di Castione venne scolpita nel 1709 da Bernardino Rossi, figlio di Domenico, arricchita da due angeli oggi non più  presenti. Sono di matrice barocca anche  il portale e la coppia di finestre presenti sulla facciata, incise da Valentino Lucchi nel 1757, secondo il progetto di riedificazione dell’architetto Domenico Sartori di Castione.

 

Sulla facciata, sopra il portale, era presente una nicchia, documentata dall’atto visitale del 1636, fatta “a bello studio per dipingervi qualche devota effigie”; murata in occasione della  ristrutturazione del santuario nel 1992, oggi è in via di restauro per interessamento del Comitato cittadino di protezione del santuario Monte Albano.

 

La navata è decorata con cinque tele ad olio che rappresentano i fatti più significativi della vita della Madonna; quattro di queste si presume siano del pittore Gaspare Antonio Baroni di Sacco (1682-1759), collocabili dunque nel XVIII secolo (la Visita di Maria a Santa Elisabetta; la Natività; il sogno di Giuseppe; la fuga in Egitto). Altre due tele sono state restaurate nel 1945, dal pittore Balata. Sull’arco santo è affrescata la scena dell’Annunciazione, opera realizzata dal pittore Mario Barozzi, nel 1945.

La devozione portò i fedeli a curare questa chiesa, edificando dei capitelli lungo il percorso. Il più antico risale al 1692, ed era originariamente dedicato alla Madonna Addolorata, oggi a Sant’Anna, per volere del dominus Francesco Battisti. Un secondo capitello è intitolato a Gesù nell’Orto degli Olivi, datato 1693, eretto dall’eremita fra Antonio Tranquillini; un terzo, oggi nella parte retrostante il santuario, è stato edificato nel 1756,  ancora da un eremita, Domenico Benedetti,  ed è dedicato al Crocifisso.

La storia del santuario e della comunità di Mori è impressa nel legno del portale della chiesa, in sei bassorilievi scolpiti con maestria dall’artista moriano Luigi Bombana (1913-1969) che focalizzano l’edificazione della chiesa (1556!); la liberazione di Mori dall’invasione francese (1703); l’intervento dell’arciprete di Mori don Sardagna per placare le rivalse francesi contro il movimento anti bavarese (1809); l’epidemia di colera (1855); la prima guerra mondiale (1914-18); la seconda guerra mondiale (1940-45). L a comunità di Mori ricorse sempre alla Beata Vergine per trovare aiuto e conforto nel momento del pericolo, formulando dei voti, tra cui quello del 5 agosto, che fu celebrato la prima volta nel 1744 per onorare la Madonna dell’Aiuto; si rinnovò  nel 1836 e nel 1855 in occasione del colera; nel 1922  per lenire la tragedia della Prima Guerra mondiale e nel 1944 per ottenere protezione dai pericoli della seconda guerra mondiale.

 

 

A tutt’oggi il santuario di Monte Albano è occasione di pellegrinaggi organizzati dalla parrocchia di Mori in particolari momenti dell’anno. La festa più sentita è quella del 19 marzo, dedicata a San Giuseppe; celebrata fin dal 1683, nella chiesa di Monte Albano, era vissuta anche come festa popolare in cui si facevano sbari  e si gridava a marzo, con fiere e balli. Oggi  la messa è celebrata ogni 19 marzo; una delle domeniche dopo Pasqua, in accordo con il Comune di Mori, il Comitato cittadino Protezione santuario Monte Albano organizza la distribuzione dei grostoi. Altre festività d’antica data sono il 25 marzo, festa dell’Annunciazione; il 23 agosto, festa di santa Rosa da Lima, culto introdotto in loco, dagli emigranti. Celebrazioni introdotte dagli anni Novanta sono il 1 gennaio, in onore della Madre di Dio; la chiusura del mese di maggio, con processione che sale dal paese; l’8 settembre, festa della Natività di Maria Santissima; la recita del rosario ogni domenica pomeriggio.

 

 

 

Tratto da: Chiara Ballarini, L’anima del tempo. Appunti sul culto mariano dal XVI al XX secolo, nel santuario di Monte Albano e nelle chiese filiali della Parrocchia di Santo Stefano in Mori, edizioni Osiride, Rovereto 2015.

 

 

 



[1] G. Gerola, Inventario di un castello castrobarcense del secolo XV, in “Tridentum” Anno IX, Fasc. IV 1906. Della parola “Laramum”, si pensa che sia un errore di stampa o di decodifica dell’autore;  la parola originaria potrebbe essere molto versimilmente, Lararium  (scambio di grafemi –ri- per  -m-).